È ormai riconosciuto come il funzionamento del sistema cardiovascolare sia ampiamente determinato da atteggiamenti personali,
emozioni, ansia e disagio psicologico [1] Questo determina, nella pratica clinica, la necessità di interventi per la modificazione di comportamenti a rischio e per
la gestione di problematiche di tipo psicologico. Tra i vari possibili approcci hanno trovato ampio spazio le tecniche che
consentono il raggiungimento di uno stato di rilassamento, vale a dire una distensione fisiologica che riporta l’organismo
in una condizione di equilibrio dopo il verificarsi di episodi disturbanti. Le tecniche di rilassamento e l’ipnosi sono divenute
particolarmente rilevanti nei programmi di trattamento volti alla gestione dello stress ed alla ricostituzione dell’equilibrio
omeostatico, dal momento che un continuo stato di arousal può determinare, a lungo andare, danni o malfunzionamenti a carico
del sistema cardiovascolare. Molto spesso, nel campo della riabilitazione cardiaca, gli interventi di tipo psicologico sono
stati basati sul modello cognitivo-comportamentale, centrato sulla #x201C;ristrutturazione” di credenze negative, relative
a sé e all’ambiente, che emergono in presenza di eventi stressanti [2, 3]. A confronto con queste tecniche, le procedure di rilassamento e l’ipnosi hanno una caratteristica distintiva: invece di
cercare di promuovere un’analisi critica delle reazioni allo stress e al disagio psicologico, l’obiettivo è quello di “aggirare”
i processi mentali razionali.